Mobilità quotidiana, come renderla più sostenibile: il ruolo del Mobility Management per migliorare la qualità della vita nelle aree metropolitane - Bnews Mobilità quotidiana, come renderla più sostenibile: il ruolo del Mobility Management per migliorare la qualità della vita nelle aree metropolitane

Mobilità quotidiana, come renderla più sostenibile: il ruolo del Mobility Management per migliorare la qualità della vita nelle aree metropolitane

Mobilità quotidiana, come renderla più sostenibile: il ruolo del Mobility Management per migliorare la qualità della vita nelle aree metropolitane
mobilità sostenibile Milano

Una quotidianità caotica e faticosa

Restare bloccati nel traffico, controllare ripetutamente l’orologio e rendersi conto che, nonostante la partenza anticipata, si rischia comunque di arrivare in ritardo. È un’esperienza comune a chi si sposta ogni giorno per raggiungere il luogo di lavoro o di studio, accompagnare i figli a scuola, accedere a un servizio o partecipare a un appuntamento.

A Milano, secondo il TomTom Traffic Index, nel 2025 il livello medio di congestione ha raggiunto il 49,4 per cento. Nelle ore di punta la velocità media è stata di circa 15,4 chilometri orari e il tempo perso nel traffico nell’arco dell’anno è stato stimato in 136 ore: cinque giorni e sedici ore.

Numeri che non descrivono soltanto un problema di viabilità. Il traffico comporta maggiori consumi di carburante, emissioni, costi economici e stress, con conseguenze sulla qualità della vita delle persone e sul funzionamento delle aree urbane e metropolitane.

Attribuire la responsabilità esclusivamente ai comportamenti individuali, tuttavia, rischia di semplificare una realtà molto più complessa. Le scelte di mobilità dipendono anche dalla distribuzione delle abitazioni, dei luoghi di lavoro, delle scuole e dei servizi, dalla disponibilità del trasporto pubblico e dalla possibilità concreta di conciliare attività e orari differenti. Ne parliamo con Matteo Colleoni, docente di Sociologia dell'ambiente e del territorio presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e mobility manager del nostro Ateneo.

Professor Colleoni, perché non basta chiedere alle persone di lasciare l’auto?

Una parte crescente della popolazione vive nelle frange metropolitane: territori a bassa densità residenziale collocati attorno ai grandi centri urbani o tra i diversi poli delle città metropolitane.

In questi contesti, raggiungere il posto di lavoro, l’università, una struttura sanitaria o altri servizi può richiedere spostamenti lunghi e articolati. L’automobile diventa così, in molti casi, non una semplice preferenza, ma una necessità determinata dall’assenza di alternative sufficientemente accessibili, frequenti o compatibili con gli orari quotidiani.

Anche quando le alternative esistono, la necessità di combinare più attività nella stessa giornata può renderle difficilmente utilizzabili. Gli orari di lavoro, delle lezioni, delle scuole e dei servizi sono infatti veri e propri regolatori dei tempi urbani: vincoli che condizionano sia il momento sia il modo in cui ci si sposta.

Per migliorare la mobilità non basta quindi intervenire sulle scelte del singolo. Occorre analizzare l’intero sistema e lavorare sulla domanda di trasporto, individuando soluzioni adatte alle caratteristiche delle persone, delle organizzazioni e dei territori.

È in questo ambito che opera il mobility manager.

Che cosa fa il mobility manager?

La figura del mobility manager è stata introdotta in Italia alla fine degli anni Novanta con il Decreto interministeriale del 27 marzo 1998 sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane. Il suo ruolo è stato successivamente rafforzato e disciplinato, in particolare dal Decreto del 12 maggio 2021.

In generale, con il termine mobility management si indica, secondo la definizione della Piattaforma europea EPOMM, l’insieme di iniziative e politiche volte alla «promozione della mobilità sostenibile, nonché alla gestione della domanda di trasporto privato mediante il cambiamento degli atteggiamenti e del comportamento degli utenti».

Il mobility manager analizza gli spostamenti generati da un’organizzazione e propone interventi per renderli più sostenibili, efficienti, economici e sicuri. Può lavorare, per esempio, sull’informazione relativa ai collegamenti disponibili, sugli incentivi all’utilizzo del trasporto pubblico, sulla mobilità ciclabile e condivisa, sul car pooling, sulla gestione delle navette o sulla rimodulazione degli orari.

Uno degli strumenti principali è il Piano degli spostamenti casa-lavoro, che parte dall’analisi delle origini e delle destinazioni del personale, dei mezzi utilizzati e delle esigenze organizzative.

La normativa prevede che le imprese e le pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di cento dipendenti, situate in determinati contesti urbani, adottino ogni anno un Piano degli spostamenti casa-lavoro e nominino un mobility manager. La figura fornisce un supporto continuativo alla pianificazione e alla promozione di soluzioni di mobilità sostenibile.

Non si tratta quindi soltanto di convincere le persone a modificare le proprie abitudini, ma di creare condizioni che rendano possibile e conveniente il cambiamento.

In questa prospettiva, la sostenibilità rappresenta anche una strategia di resilienza. Ridurre la dipendenza dall’automobile privata e dai combustibili fossili consente alle organizzazioni di affrontare meglio l’aumento dei costi energetici, le tensioni internazionali e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Perché è necessario lavorare insieme sul territorio?

Nonostante le potenzialità del mobility management, la figura del mobility manager non è ancora pienamente consolidata all’interno di tutte le organizzazioni. Tra le criticità vi sono la carenza di risorse dedicate, la disomogeneità delle competenze disponibili e la difficoltà di coordinare interventi promossi da soggetti differenti che operano sullo stesso territorio.

La mobilità, infatti, non si ferma ai confini di un’azienda, di un’università o di un’amministrazione. Gli spostamenti prodotti da grandi poli universitari, ospedali, imprese e centri commerciali si sovrappongono, interessano le stesse infrastrutture e incidono sugli stessi quartieri.

Per questa ragione è importante mettere in rete i mobility manager aziendali e affiancarli ai mobility manager d’area, chiamati a coordinare le esigenze delle diverse organizzazioni con le politiche locali.

Nel 2022 il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha istituito il Tavolo tecnico sul mobility management, che ho avuto il compito di presiedere. Il Tavolo lavora per rafforzare la rete dei mobility manager d’area, favorire lo scambio di buone pratiche, elaborare linee guida e analisi e contribuire allo sviluppo delle competenze professionali.

Un esempio di collaborazione territoriale è rappresentato dal Distretto Bicocca e dal tavolo che riunisce i mobility manager degli enti presenti nel quartiere.

Ogni giorno Milano-Bicocca accoglie oltre 50 mila persone tra studenti, personale universitario, lavoratori delle imprese e utenti dei servizi. Una parte significativa raggiunge il quartiere in automobile, generando una domanda di mobilità che può essere affrontata efficacemente soltanto attraverso il coordinamento tra le diverse organizzazioni.

I mobility manager svolgono un ruolo fondamentale per conoscere le origini e le destinazioni degli spostamenti, il riparto modale e per redigere i Piani degli spostamenti casa-lavoro.

Questi ultimi sono finalizzati a rendere più sostenibile la mobilità di dipendenti e studenti, non solo dal punto di vista ambientale, attraverso una minore congestione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, ma anche dal punto di vista economico e sociale, favorendo spostamenti più economici e sicuri.

Quali competenze servono per gestire la domanda di mobilità?

Analizzare la domanda di trasporto e progettare interventi efficaci richiede competenze differenti: conoscenza delle normative, capacità di raccogliere e interpretare i dati, elementi di pianificazione territoriale e dei trasporti, competenze organizzative e capacità di comunicare con lavoratori, studenti, amministrazioni e fornitori di servizi.

La formazione dei mobility manager è fondamentale affinché diventino figure competenti e strutturate nel sistema di trasporto locale e di area vasta. L’Università di Milano-Bicocca contribuisce allo sviluppo di queste competenze attraverso attività di ricerca, collaborazioni con i territori e iniziative formative.

Tra le esperienze realizzate vi sono le attività condotte dal 2021 al 2024 con le associazioni artigiane del territorio vicentino nell’ambito del programma CiTeMoS e la winter school TraDeMa – Travel Demand Management, dedicata alle strategie, agli strumenti e agli interventi di mobility management aziendale.

Organizzata in collaborazione con il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, di cui l’Università di Milano-Bicocca è partner, TraDeMa propone lezioni, testimonianze e casi studio affidati ad accademici, esperti e professionisti del settore.

Il percorso approfondisce l’analisi e la gestione della domanda di mobilità, con particolare attenzione agli spostamenti sistematici generati da aziende ed enti. Le conoscenze trasmesse sono inoltre coerenti con la norma UNI 11977:2024, dedicata ai requisiti professionali del mobility manager.

Rendere sostenibile la mobilità quotidiana significa, in definitiva, agire sull’organizzazione dei tempi, sulla distribuzione delle opportunità e sull’accessibilità dei territori. Non soltanto ridurre il numero delle automobili in circolazione, ma consentire alle persone di raggiungere il lavoro, lo studio e i servizi in modo più semplice, sicuro ed equo.

Una trasformazione che richiede competenze e coordinamento e che può incidere concretamente sulla qualità della vita nelle nostre città.