Cinque cose da sapere per capire lo stato di salute di un lago, con Barbara Leoni e Veronica Nava - Bnews Cinque cose da sapere per capire lo stato di salute di un lago, con Barbara Leoni e Veronica Nava

Cinque cose da sapere per capire lo stato di salute di un lago, con Barbara Leoni e Veronica Nava

Cinque cose da sapere per capire lo stato di salute di un lago, con Barbara Leoni e Veronica Nava
Leoni Nava lago

Il 27 agosto si celebra la Giornata mondiale dei laghi, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere la conoscenza, la protezione e il ripristino di ecosistemi fondamentali per la vita sul pianeta. Nel mondo esistono oltre 117 milioni di laghi: pur occupando meno del 4 per cento della superficie terrestre, rappresentano circa il 90 per cento delle risorse idriche dolci direttamente accessibili.

Come possiamo capire se un lago è davvero in buona salute? Un’acqua limpida è sempre sinonimo di equilibrio? E quali segnali, spesso invisibili a chi osserva il lago dalla riva, vengono cercati e misurati dai ricercatori?

Ne parliamo con Barbara Leoni e Veronica Nava, rispettivamente professoressa e ricercatrice del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, che studiano gli ecosistemi d’acqua dolce, le pressioni esercitate dalle attività umane e gli effetti del cambiamento climatico.

1. La trasparenza dell’acqua indica sempre che un lago è in buona salute?

[Barbara Leoni] Un lago, a prima vista, può sembrare qualcosa di immobile e immutabile: una distesa d’acqua racchiusa tra le montagne, le colline o le pianure. In realtà, ogni lago è un sistema vivo, dinamico, in continua evoluzione. Paragonare un lago a un organismo vivente non è soltanto una metafora suggestiva, infatti anche loro nascono, crescono, maturano e infine invecchiano. La differenza fondamentale riguarda soprattutto la scala temporale: il corpo umano può trasformarsi in pochi decenni un lago invece può impiegare migliaia o addirittura milioni di anni per attraversare alcune delle principali tappe della propria evoluzione. Alla fine di questo lunghissimo processo, un lago può trasformarsi gradualmente in una palude, in una zona umida e in un ambiente terrestre. È un cambiamento naturale, ma oggi, in pochi decenni, le attività umane stanno modificando profondamente la qualità delle acque, il funzionamento dell’intero ecosistema e il ruolo che i laghi hanno come risorsa fondamentale per la vita dell’uomo.

È proprio questa dimensione del cambiamento, spesso difficile da percepire nell’arco di una vita umana, che ci porta a sottovalutare quanto sta succedendo: ci colpiscono le catastrofi improvvise ma non i cambiamenti dei laghi perché sono lenti ed è difficile vederne le cause remote.

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Un lago in buona salute non è necessariamente quello con l’acqua più limpida. Ogni lago ha infatti una propria naturale trasparenza, influenzata dalla sua origine, dal movimento delle acque, dalla quantità di sedimenti e dalla presenza di organismi microscopici, come le alghe. Per questo, un’acqua poco trasparente può essere del tutto normale, mentre anche acque cristalline possono nascondere alterazioni non visibili dalla riva.

Per valutare davvero la salute di un lago, i ricercatori analizzano diversi parametri: temperatura e caratteristiche chimiche dell’acqua, ossigeno, nutrienti, biodiversità e struttura delle reti alimentari. È soprattutto il loro rapporto e la loro evoluzione nel tempo a fornire un quadro completo. Un monitoraggio continuo permette così di distinguere i normali cambiamenti naturali dalle alterazioni provocate da pressioni umane e di capire se l’equilibrio dell’ecosistema è stabile o sta cambiando.

Veronica Nava, Barbara Leoni

2. Che cosa ci rivelano alghe, pesci e altri organismi?

[Veronica Nava] La componente biologica di un lago è un sistema complesso, paragonabile a quello di una foresta: una fitta rete in cui piante, alghe, batteri, funghi, invertebrati e pesci sono strettamente connessi tra loro.

Quando pensiamo alla vita di un lago, la nostra attenzione va soprattutto ai pesci, perché sono gli organismi più visibili e spesso anche quelli che suscitano maggiore interesse come risorsa alimentare, ma rappresentano solo la parte più evidente di una rete molto più ampia.

Alla base di questo sistema vivono organismi infinitamente più piccoli, alcuni difficili da osservare persino al microscopio. Sono loro a produrre e trasformare materia organica, riciclare i nutrienti e sostenere le comunità di organismi più grandi.

Tutti gli organismi ci aiutano a capire la salute di un lago perché rispondono ai cambiamenti dell’ambiente. La loro presenza, abbondanza e varietà raccontano ciò che accade anche quando non è visibile a occhio nudo. Alcuni gruppi, come i salmonidi e i coregonidi tra i pesci e alcune specie di diatomee fra le alghe, sono particolarmente sensibili alle variazioni delle condizioni ambientali e vengono utilizzati come bioindicatori: la loro presenza, assenza o abbondanza può segnalare cambiamenti nella qualità dell’acqua, nella presenza di inquinanti o di impatti antropici.

3. Quando i nutrienti diventano un problema?

[Barbara Leoni] Sono indispensabili alla vita di un lago: sostengono la crescita di alghe, piante e microrganismi. La presenza di nutrienti, quindi, non è di per sé negativa: è il loro eccesso e il loro accumulo nel tempo a poter alterare l’equilibrio del lago. L’eccessivo apporto di nutrienti provenienti, per esempio, dall’agricoltura e dagli scarichi può provocare una crescita eccessiva delle alghe, il fenomeno chiamato eutrofizzazione. Quando queste alghe muoiono, entrano in azione i batteri, piccoli "operai” dell’ecosistema specializzati nella decomposizione e nel riciclo della materia organica.

Nel processo consumano ossigeno e, quando la quantità di alghe da decomporre è eccessiva, possono arrivare a esaurirlo quasi completamente, creando condizioni difficili per pesci e altri organismi, soprattutto nelle acque più profonde. In assenza di ossigeno, inoltre, cambiano i processi di decomposizione e possono formarsi sostanze come ammoniaca, solfuri e metano, che possono alterare ulteriormente la qualità dell’acqua e la salute dei laghi, con possibili ripercussioni anche sull’ambiente circostante e sull’atmosfera.

Veronica Nava, Barbara Leoni
Veronica Nava, Barbara Leoni

4. Quali forme di inquinamento sono più difficili da vedere?

[Veronica Nava] Non tutto l’inquinamento di un lago è visibile a occhio nudo, alcune delle forme più insidiose sono proprio quelle che non modificano il colore o la trasparenza dell’acqua.

Tra queste ci sono nutrienti in eccesso, come i composti dell’azoto e fosforo, e sostanze chimiche come pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti, presenti anche in concentrazioni molto basse. Alterazioni della temperatura, dell’acidità o della quantità di ossigeno possono compromettere l’ecosistema senza lasciare segnali evidenti in superficie.

Esistono inoltre contaminanti ancora più difficili da individuare, come microplastiche, residui di farmaci e prodotti per la cura personale, che possono entrare nell’acqua attraverso scarichi e ruscellamento.

5. In che modo il cambiamento climatico modifica la vita di un lago?

[Barbara Leoni] Aggiunge un ulteriore elemento di pressione e sta modificando i laghi in molti modi, spesso difficili da percepire nell’immediato. L’aumento delle temperature dell’aria riscalda anche l’acqua, alterandone la circolazione e la disponibilità di ossigeno, soprattutto negli strati più profondi. Cambiano inoltre le precipitazioni: periodi più lunghi di siccità possono ridurre il livello dell’acqua, mentre piogge intense possono aumentare l’apporto di sedimenti e nutrienti provenienti dal territorio circostante.

Questi cambiamenti influenzano anche gli organismi che vivono nel lago, alcune specie possono trovarsi in condizioni meno favorevoli, mentre altre, più adattate alle acque calde, possono aumentare. Anche il ciclo delle alghe può modificarsi, favorendo in alcuni casi proliferazioni più frequenti o intense.

Proteggere un lago significa guardare oltre la superficie

Quali sono oggi le azioni più urgenti per proteggere i laghi italiani?

[Barbara Leoni] Significa andare oltre la semplice conservazione dello specchio d’acqua. La vera unità di tutela è il bacino idrografico, perché è ciò che accade nei boschi, nei campi, nelle città e lungo i corsi d’acqua che determina gran parte della quantità e della qualità dell’acqua che arriva a un lago.

Accanto a problematiche già conosciute, i laghi italiani devono oggi affrontare anche la crescente pressione del turismo. L’eccessiva concentrazione di visitatori aumenta i consumi d’acqua, la produzione di rifiuti, il traffico e la pressione sulle rive e sugli habitat naturali, incidendo sull’equilibrio dell’intero ecosistema. La sfida non è fermare il turismo, ma renderlo compatibile con la capacità del lago e del suo bacino, attraverso una gestione più sostenibile dei flussi, dei servizi e delle aree più fragili.

E che cosa può fare concretamente ciascuno di noi?

[Veronica Nava] Ogni nostra scelta può avere un effetto su questi ecosistemi: ridurre l’inquinamento, limitare lo spreco d’acqua, diminuire l’uso della plastica e smaltire correttamente i rifiuti, come ad esempio l’olio alimentare, i cosmetici e i prodotti per l’igiene personale, sono azioni concrete che fanno la differenza.

Conoscere il funzionamento di un lago e il ruolo del suo bacino idrografico ci aiuta a capire quanto siano strettamente legati l’ambiente, le attività umane e la qualità dell’acqua e quanto sia importante proteggere le numerose specie animali e vegetali che lo abitano e le complesse reti alimentari che le collegano.

Partecipare alla vita del territorio, sostenendo iniziative di monitoraggio, sensibilizzazione e cura degli ambienti naturali, significa diventare parte attiva della loro tutela.