Nucleare: le opzioni che abbiamo per la transizione energetica - Bnews Nucleare: le opzioni che abbiamo per la transizione energetica

Nucleare: le opzioni che abbiamo per la transizione energetica

Nucleare: le opzioni che abbiamo per la transizione energetica
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Il dibattito sul ritorno dell'energia nucleare in Italia è tornato al centro dell'agenda politica ed energetica. Ma cosa è cambiato rispetto agli anni del referendum? Quali sono le differenze fra il nucleare di terza e di quarta generazione, tra fissione e fusione? E quale ruolo possono svolgere queste tecnologie nella transizione energetica? Ne parliamo con Massimo Nocente, docente del Dipartimento di Fisica ed esperto di fusione nucleare.

Perché oggi si torna a discutere di energia nucleare?

Credo ci sia una maggiore consapevolezza del fatto che sia difficile immaginare un sistema energetico basato esclusivamente sulle fonti rinnovabili. I sistemi di accumulo fanno progressi, ma non sono ancora disponibili nella scala necessaria. Per questo ritengo poco utile rinunciare a priori a una tecnologia che in molti Paesi contribuisce già in modo significativo alla produzione di energia, riducendone i costi.

Il nucleare di oggi è diverso da quello degli anni Ottanta?

Le centrali oggi in funzione appartengono alla cosiddetta terza generazione. Il principio fisico è lo stesso di quello che è stato sottoposto a referendum in Italia nel 1987, ma gli standard di sicurezza sono migliorati in modo sostanziale. Sono stati introdotti più sistemi di sicurezza passiva, cioè più livelli di controllo che intervengono in caso di guasto senza bisogno di energia elettrica o intervento umano, riducendo ulteriormente la probabilità di incidenti gravi. È un po' come confrontare un'automobile degli anni Ottanta con una moderna: il principio di funzionamento è simile, ma la sicurezza è completamente diversa.

Si parla molto anche di Small Modular Reactor (SMR). Che cosa sono?

Sono reattori di dimensioni ridotte, progettati per essere costruiti in modo più standardizzato e rapido rispetto alle grandi centrali tradizionali. Utilizzano la stessa tecnologia della fissione attuale, ma con un'impostazione ingegneristica diversa. Oggi, tuttavia, non sono ancora diffusi a livello commerciale. Pensando alla ricerca e sviluppo nell’ambito della fissione nucleare, oltre agli SMR, vi sono poi i reattori di quarta generazione, che promettono di risolvere parecchi problemi della terza generazione. Si tratta di impianti della taglia di potenza della terza generazione, ma con il vantaggio di essere intrinsecamente più sicuri, cioè non rendono intrinsecamente possibile la moltiplicazione incontrollata delle reazioni di fissione, oltre a ridurre di molto sia la quantità di scorie radioattive sia il tempo di decadimento radioattivo. Si tratta però, anche in questo caso, di dispositivi ancora in corso di ricerca e sviluppo.

Qual è invece la prospettiva della fusione nucleare?

La fusione rappresenta un cambio di paradigma. Invece di dividere nuclei pesanti, come avviene nella fissione, unisce nuclei leggeri, riproducendo il processo che alimenta il Sole. I vantaggi sono importanti: il processo è intrinsecamente sicuro e non produce scorie radioattive a lunga vita; la disponibilità di combustibile è virtualmente illimitata. Il problema è che si tratta di una tecnologia estremamente complessa e non ancora disponibile per la produzione commerciale di energia.

Quali sono i progetti più avanzati?

Il principale progetto internazionale è basato sul confinamento magnetico e si chiama ITER, in costruzione nel sud della Francia. Coinvolge Europa, Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Corea del Sud e Russia. Parallelamente, stanno nascendo iniziative molto interessanti anche nel settore privato, come Commonwealth Fusion Systems negli Stati Uniti, nata come spin-off del MIT e sostenuta anche da Eni. La Cina, inoltre, sta sviluppando il progetto BEST, che punta ad accelerare la ricerca sulla fusione attraverso un impianto sperimentale di dimensioni più contenute rispetto ad ITER. In Italia, stiamo realizzando il progetto DTT, presso i laboratori ENEA di Frascati. DTT ha lo scopo principale di studiare un particolare aspetto della fusione, quello della gestione del carico termico, trasversale a tutti i progetti elencati sopra.

Secondo alcuni scienziati, tra cui Giorgio Parisi, per l'Italia il nucleare rischia di arrivare troppo tardi rispetto all'urgenza della transizione energetica; sarebbe meglio puntare sulle rinnovabili. Cosa ne pensa?

Comprendo questa posizione, soprattutto se riferita al caso italiano, in cui abbiamo tempi autorizzativi molto lunghi. Tuttavia, il mio punto di vista è un altro: oggi abbiamo un'emergenza climatica ed energetica e non possiamo permetterci di escludere uno strumento che altrove sta già funzionando. Non sappiamo quale sarà il mix energetico migliore tra dieci o quindici anni, ma rinunciare oggi a priori a una possibilità mi sembra una scelta poco prudente.

Il problema energetico va affrontato con pragmatismo. Dobbiamo utilizzare gli strumenti disponibili oggi per ridurre le emissioni e aumentare la sicurezza energetica, continuando al contempo a investire nella ricerca per sviluppare tecnologie ancora migliori, come la fusione. È un po' come in medicina: nell’emergenza si interviene con ciò che si ha a disposizione, lavorando poi in parallelo per trovare cure sempre più efficaci.