Ha iniziato a giocare a sette anni, si è trasferita a Roma da adolescente per inseguire il suo sogno sportivo e oggi milita in Serie A, mentre frequenta Scienze statistiche ed economiche in Bicocca. Le abbiamo chiesto come si tengono insieme campo e aula.
"È dura, però si fa", risponde Erika, studentessa di Milano-Bicocca e pallavolista di Serie A, riassumendo così la sfida di conciliare studio e sport ad alto livello. Una sfida che affronta grazie al programma Dual Career dell’Ateneo, pensato per sostenere gli studenti e le studentesse che praticano sport agonistico.

La sua storia con la pallavolo comincia presto, a sette anni. Dopo aver provato diverse discipline, Erika trova nel volley lo sport giusto per lei. Un percorso che prende una svolta importante già alla fine delle scuole medie, quando lascia Milano per trasferirsi a Roma e giocare nelle giovanili del Volleyrò Casal de’ Pazzi. Cinque anni lontana da casa che contribuiscono a farla crescere come atleta e come persona. Dopo alcune stagioni in Serie A2, arriva l’approdo in Serie A1 con la ChorusLife Volley Bergamo in cui gioca attualmente.
La pallavolo femminile italiana sta vivendo una stagione di grandi successi. Quanto possono influire questi risultati sulle nuove generazioni?
Penso che possano influire molto soprattutto sulle ragazze più piccole, che devono ancora iniziare il loro percorso. Io ho cominciato prima che arrivasse l’attuale stagione di successi e ormai la mia strada era già tracciata. Però è bello vedere la pallavolo italiana vincere: avere più visibilità aiuta ad avvicinare nuove ragazze alla pallavolo e a far crescere tutto il movimento.
A che cosa bisogna essere pronti quando si sceglie di praticare uno sport a questi livelli?
La disciplina e la capacità di concentrarsi sono importanti, ma non credo che siano necessariamente qualità innate. Si imparano con il tempo, stando in palestra e allenandosi. Io sono una persona molto metodica: vado, lavoro e cerco di fare quello che devo fare. Ma ognuno ha il proprio modo di affrontare lo sport.
Come si concilia tutto questo con lo studio universitario?
Bisogna organizzarsi bene e sfruttare ogni momento libero. Gli allenamenti sono soprattutto nel pomeriggio, ma ci sono anche alcune mattine impegnate. Nel fine settimana si gioca e il tempo a disposizione non è molto. Se hai un’ora libera in più, devi cercare di sfruttarla per studiare. Non è semplice, ma con una buona organizzazione si può fare.
Un infortunio al ginocchio ti ha costretta a fermarti. È stato un periodo difficile?
Mi sono rotta il legamento crociato e ho avuto problemi ai menischi. Mi sono operata a dicembre e sono rimasta ferma per diversi mesi. Adesso sono tornata a giocare e sto bene, anche se il recupero richiede tempo. Durante lo stop ho avuto più occasioni per studiare e preparare gli esami, ma mi sono resa conto di quanto fossi abituata a riempire le mie giornate. Quando avevo tutto quel tempo libero non sapevo bene cosa fare. Ormai sono abituata ad avere sempre qualcosa da fare e mi piace così.
Sei stata anche convocata da Velasco. Che impressione ti ha fatto? A me sembra una persona straordinaria.
Sì, mi ha convocato, ma per un allenamento di supervisione, in cui teneva d’occhio alcune atlete. Nei collegiali ufficiali non sono ancora stata chiamata. In un giorno non si conosce una persona, ma si vede che sa comunicare molto bene, e questo è un grande vantaggio per gestire una squadra.
Qual è il prossimo obiettivo sportivo?
Ho fatto tutto il percorso delle nazionali giovanili fino all’Under 21. L’anno scorso l’infortunio mi ha impedito di partecipare all’attività estiva e di proseguire il percorso con l’Under 22. Ho ancora tempo per crescere e spero di poter arrivare alla nazionale maggiore. Mi impegno per fare sì che accada.
(Immagini utilizzate per gentile concessione di Morris Paganotti)