Tra atletica e algoritmi: Federico Bruno tra i migliori atleti italiani nel salto triplo - Bnews Tra atletica e algoritmi: Federico Bruno tra i migliori atleti italiani nel salto triplo

Tra atletica e algoritmi: Federico Bruno tra i migliori atleti italiani nel salto triplo

Tra atletica e algoritmi: Federico Bruno tra i migliori atleti italiani nel salto triplo
Federico Bruno

Dottorando in Big Data, bronzo europeo U23 nel salto triplo e poi da atleta senior medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo 2026. Dagli USA a Milano-Bicocca, storia di Federico Bruno, una «doppia carriera» vissuta ad alta velocità.

Federico Bruno in gara
Federico Bruno in gara

Federico, di cosa ti occupi in Bicocca e come si concilia lo studio con lo sport d'alto livello?

Frequento il dottorato in Big Data and Analytics for Business, un percorso focalizzato principalmente sull'intelligenza artificiale. Arrivo da un background in economia a Parma e da un master svolto negli Stati Uniti. Il dottorato richiede ritmi serrati, ma offre una gestione del tempo flessibile rispetto a un classico lavoro d'ufficio. Questo mi permette di conciliare la ricerca con gli allenamenti nel salto triplo.

Come ti trovi nel gestire le scadenze accademiche e quelle agonistiche?

La flessibilità e l'organizzazione sono fondamentali. Devo ringraziare i miei referenti, il professor Fabio Mercorio e il professor Gino Gancia. Essendo il dottorato un percorso di ricerca diretto e individuale, il loro supporto nel darmi autonomia organizzativa è stato cruciale per consentirmi di gareggiare e allenarmi al meglio.

Parliamo di salto triplo: com'è nata la passione per una disciplina così complessa?

È iniziato tutto verso la fine delle superiori. Non sono mai stato un talento naturale puro o un velocista nato e all'inizio mi dedicavo al salto in lungo. Poi mi sono appassionato al triplo: è una disciplina estremamente tecnica, dove la chiave non è tanto la velocità d'ingresso, quanto la capacità di mantenerla e "scorrere" attraverso le tre fasi del salto. È uno sport duro, che richiede maturità tecnica e costante affinamento.

Dagli Stati Uniti sei tornato in Italia: cosa ti hanno lasciato le esperienze all'estero?

L'esperienza alla Virginia Tech negli USA mi ha dato moltissimo. Lì il connubio tra sport universitario e studio è strutturale: impianti all'avanguardia e una grande spinta all'applicazione pratica. Dal punto di vista didattico, il sistema italiano ti dà basi teoriche e analitiche fortissime; quello americano ti insegna a mettere in pratica la creatività. Unire questi due mondi è stato un vantaggio incredibile per il mio percorso.

Oggi sei tra i primi 50 al mondo e vanti un personale di 16,66 metri. Come vivi la competizione?

In Italia la scuola del salto triplo vive un momento d'oro: siamo la nazione più forte al mondo per densità di atleti ai vertici. Essere il quarto in Italia significa essere stabilmente tra i primi al mondo. Quest'anno sono arrivate la medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo e il bronzo ai Campionati Italiani Assoluti. Non sono mai pienamente soddisfatto dei miei risultati sportivi, ma questo stimolo a cercare sempre qualcosa in più credo che sia la molla della carriera di ogni atleta.

In Ateneo aderisci al programma Dual Career. Che impatto ha avuto su di te?

È un'iniziativa molto utile soprattutto per gli studenti triennali e magistrali che devono incastrare appelli d'esame e lezioni con le trasferte. Nel mio caso, svolgendo un tipo di dottorato che si basa su un percorso molto individualizzato, il programma ha offerto servizi come la consulenza psicologica, che non ho ancora utilizzato in modo continuativo ma è un’opportunità utile. Il segnale importante è che l'Università investa tanto nello studio quanto nello sport agonistico, non in modo strutturale come avviene negli Stati Uniti, ma comunque vada in quella direzione.

Ci sono punti di contatto tra la carriera agonistica e quella accademica?

Assolutamente sì. Lo sport ti insegna la disciplina, l'organizzazione e la gestione del tempo. Anzi, quando devo concentrarmi solo su una delle mie due attività mi sento quasi perso; l'incastro tra studio e atletica stimola l'efficienza. Non per caso, unendo le due passioni, ho sviluppato, insieme a Simone Adobati, mio collega di dottorato, una piattaforma digitale che applica l'analisi dei dati al mondo dell’atletica. Si chiama tuttoatletica.it. Ogni atleta che voglia avere una panoramica immediata delle prossime gare disponibili per la sua disciplina può avere una risposta esaustiva, infatti il sito ha già un notevole riscontro in termini di visite, segno che risponde ad un’esigenza che era sentita da parte degli atleti.

Quali sono i prossimi obiettivi?

Nel breve termine ci sono traguardi importanti: Europei indoor, Universiadi e Campionati Mondiali. Spero di arrivarci in ottima forma e potermela giocare. Nella ricerca, continuo a far crescere i miei progetti in AI. Sia in pedana sia in laboratorio, la direzione è la stessa: rincorsa lunga, stacco deciso e sguardo in avanti.