La scuola, luogo deputato alla trasmissione delle conoscenze, è un ecosistema umano complesso, in cui interagiscono diverse categorie di soggetti: insegnanti, studenti con le loro famiglie, dirigenti scolastici e personale amministrativo.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione nei confronti della salute psicologica all’interno delle comunità scolastiche: è in questo contesto che si inserisce Thriving Schools, un innovativo progetto europeo di cui Milano-Bicocca è partner, che mira a promuovere il benessere psicologico e la salute mentale nell’ambiente scolastico, attraverso un approccio sistemico integrato, il cosiddetto whole-school approach. L’iniziativa, portata avanti da un gruppo di cui fanno parte università, istituzioni politiche e centri di ricerca di quattro Paesi europei (Cipro, Grecia, Italia e Romania), è specificamente rivolta a scuole primarie e di prima secondaria, con allievi fino a 12 anni di età. Co-finanziato dall'Unione Europea, il progetto è partito nel marzo 2025 e si sviluppa su un orizzonte triennale.
Approfondiamo il tema con la dottoressa Chiara Fiscone, che insieme al professor Guido Veronese e alla professoressa Ilaria Grazzani fa parte del gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” impegnato nello sviluppo del progetto in Italia.
Quali sono gli obiettivi di Thriving Schools?
L'approccio whole-school considera la scuola come un intero ecosistema. Non formiamo solo l'insegnante o non parliamo solo agli studenti: il nostro obiettivo è coinvolgere attivamente la dirigenza, il personale ATA, i docenti e le famiglie. Creare un clima positivo significa modificare i modelli relazionali e organizzativi, integrando l'alfabetizzazione emotiva e la psicologia positiva nelle routine quotidiane della scuola. Se l'ambiente complessivo è sano, l'intera comunità prospera (thriving).
Che attività prevede il progetto?
Le direttrici fondamentali d’intervento sono tre. In primo luogo, il progetto prevede un’analisi di contesto finalizzata a comprendere in che misura i temi della salute mentale e del benessere siano integrati nei percorsi educativi della scuola primaria e secondaria. Tale analisi ha come finalità l’individuazione dei bisogni emergenti legati a queste tematiche nei diversi contesti europei coinvolti nel progetto. In secondo luogo, il progetto si propone di sensibilizzare e formare il personale scolastico, gli insegnanti, i genitori e gli studenti sui temi della salute mentale e del benessere psicologico, fornendo conoscenze e strumenti utili per il riconoscimento precoce di eventuali situazioni di disagio. Parallelamente, intende promuovere lo sviluppo e l’attuazione di obiettivi specifici orientati al benessere individuale e collettivo, favorendo l’adozione di strategie e pratiche ispirate ai principi della Psicologia positiva. L'obiettivo è sviluppare nelle scuole contesti che favoriscano il benessere psicologico, l’apprendimento sociale ed emotivo, la resilienza e la crescita personale, prevenendo dinamiche di sofferenza o isolamento. Il progetto si propone di dotare il personale docente di risorse e strumenti operativi flessibili, facilmente integrabili nella pratica didattica quotidiana, finalizzati alla promozione attiva del benessere e allo sviluppo delle competenze socio-emotive. Tali competenze risultano particolarmente rilevanti per favorire il successo formativo, il benessere relazionale e la partecipazione attiva degli studenti alla vita scolastica.
Come avete organizzato le attività in Italia?
In Italia, il progetto coinvolge 10 scuole, scelte fra primarie e secondarie, tutte situate in territorio lombardo. Nella prima fase, iniziata nel 2025, ci siamo concentrati sulle attività legate alle analisi di contesto, finalizzate a comprendere in che misura i temi della salute mentale, del benessere psicologico e delle competenze socio-emotive siano integrati nei percorsi educativi italiani. Abbiamo inoltre realizzato una rilevazione dei bisogni attraverso questionari e focus group che hanno coinvolto insegnanti, studenti, genitori e professionisti della salute mentale, con l’obiettivo di individuare punti di forza, criticità e priorità di intervento nel contesto scolastico italiano e di confrontarli con quelli degli altri Paesi partner. Da gennaio 2026 abbiamo dato inizio alla seconda fase, che prevede l’elaborazione di un protocollo d’intervento basato su quanto emerso dall’analisi di contesto e dei bisogni. Stiamo procedendo su due fronti. Da un lato, stiamo portando avanti una azione su un piano strutturale e sistematico: al momento, anche se il tema del benessere è al centro dell’interesse dei docenti, viene affrontato solo con iniziative frammentarie. Per attuare un approccio sistemico, abbiamo promosso la creazione all’interno delle scuole di un Gruppo di coordinamento del benessere, di cui fanno parte docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti dei genitori e del personale amministrativo. In un workshop della durata di tre giorni, ogni gruppo ha formulato un piano d’azione specifico, da implementare all’interno della propria specifica realtà scolastica.
Accanto a questa linea di intervento, stiamo portando avanti attività rivolte sia ai docenti sia agli studenti, con l’obiettivo di rafforzare le competenze socio-emotive che rappresentano un importante fattore di protezione rispetto a situazioni di disagio psicologico e relazionale. In particolare, incontriamo gli insegnanti con cadenza mensile per accompagnarli nell’implementazione delle attività previste dal progetto, fornendo strumenti operativi, materiali didattici e momenti di supervisione e confronto utili a integrare tali pratiche nella quotidianità scolastica.
Ci può fare qualche esempio di queste attività?
In merito alle attività legate allo sviluppo delle competenze socio emotive, per favorire la condivisione di emozioni positive e la riflessione su di esse, abbiamo proposto la creazione nella scuola di un “muro della gratitudine”, una grande superficie tutti sono invitati a scrivere, o ad attaccare dei post-it: l’idea è che possano liberamente esprimere un piccolo pensiero, un ringraziamento o raccontare un momento felice di cui sono grati.
Un’altra attività riguarda invece la capacità di definire obiettivi, collaborare con gli altri e riconoscere i propri progressi. Ad esempio, gli studenti partecipano a sfide cooperative di gruppo che richiedono pianificazione, comunicazione e problem solving. Al termine dell’attività, sono invitati a riflettere su ciò che ha favorito il successo del gruppo e a definire un obiettivo personale da perseguire nelle settimane successive, individuando piccoli passi concreti per raggiungerlo. In questo modo imparano a sviluppare perseveranza, senso di autoefficacia e consapevolezza del valore della collaborazione.
Al termine della sperimentazione, quali sono le vostre principali aspirazioni in termini di impatto sulle politiche educative?
Al termine dei tre anni di sperimentazione, confronteremo i risultati raccolti nelle scuole dei quattro Paesi partner e li sintetizzeremo in un documento finale contenente evidenze, raccomandazioni e indicazioni operative per decisori politici e istituzioni scolastiche. La nostra ambizione, tuttavia, va oltre la realizzazione di un progetto pilota. Vogliamo che Thriving Schools contribuisca a promuovere un cambiamento culturale nel modo in cui la scuola affronta il tema del benessere. L’obiettivo è sviluppare un modello di intervento basato su evidenze scientifiche, scalabile e trasferibile a livello nazionale ed europeo, che possa essere integrato stabilmente nelle politiche e nelle pratiche educative. Ci auguriamo che gli strumenti, le metodologie e l’approccio sistemico sperimentati nel progetto possano diventare parte integrante della vita scolastica quotidiana, contribuendo a fare del benessere psicologico e delle competenze socio-emotive una dimensione strutturale dell’esperienza educativa e non un intervento occasionale o straordinario.