L’adozione: non solo una scelta, ma un percorso che va sostenuto fin dall’inizio - Bnews L’adozione: non solo una scelta, ma un percorso che va sostenuto fin dall’inizio

L’adozione: non solo una scelta, ma un percorso che va sostenuto fin dall’inizio

L’adozione: non solo una scelta, ma un percorso che va sostenuto fin dall’inizio
Famiglia

«Il desiderio di diventare genitori è spesso il punto di partenza, ma l’adozione richiede uno spostamento di prospettiva: dal bambino immaginato al bambino reale, con la sua storia, i suoi bisogni e le sue caratteristiche. Il benessere del minore resta il criterio centrale. Non significa cancellare desideri e aspettative degli adulti, ma renderli compatibili con la disponibilità ad accogliere quella specifica persona e a costruire con lei, nel tempo, una nuova relazione familiare.» Così Alessandra Decataldo, sociologa e studiosa della genitorialità in tutte le sue forme e declinazioni, sottolinea il nodo centrale dell’adozione: una scelta, anzi un percorso che richiede formazione e accompagnamento fin dalle prime fasi.

L’adozione oggi: una scelta ricca ma anche complessa. Quali sono le sfide più importanti per chi decide di intraprendere questo percorso?

L’adozione rende particolarmente visibile che diventare genitori non è un fatto “naturale”, ma un processo relazionale, sociale e istituzionalmente mediato. Il percorso adottivo attraversa attese, valutazioni e ridefinizioni delle aspettative, fino all’incontro con un bambino reale, con la sua storia e le sue peculiarità. La ricerca mostra che la sfida non è cancellare la specificità adottiva, né trasformarla automaticamente in fragilità, ma riconoscerla e accompagnarla nel tempo, soprattutto nelle fasi successive all’ingresso in famiglia.

Qual è la situazione italiana delle adozioni?

I dati pubblici purtroppo son pochi e disalllineati: l’ultima rilevazione ministeriale si riferisce all’anno 2022. A questa si aggiungono i report annuali e semestrali della Commissione Adozioni Internazionali (CAI), dedicati esclusivamente alle adozioni internazionali. Entrambe evidenziano un calo drastico delle adozioni da diversi anni, sia per le adozioni nazionali che internazionali.

Chi può presentare la richiesta?

Innanzitutto, per la richiesta di adozione occorre possedere tre fondamentali requisiti: 1) essere sposati da almeno tre anni (o conviventi da almeno 3 anni, anche pre-matrimonio) 2) l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 anni l'età dell'adottando/a, (con alcune deroghe per casi eccezionali; 3) ottenere l’idoneità psico-sociale e sanitaria. Nel 2025 vi è stata una importante novità, l’apertura di quest’opportunità ai singoli residenti in Italia, possibilità che apre a ridefinizioni culturali della famiglia .

Secondo lei, quali sono le problematiche più diffuse, cause di questo calo?

Il calo delle adozioni dipende da più fattori, e non tutti vanno letti necessariamente come elementi negativi. Un primo aspetto riguarda l’evoluzione dei principi di protezione dell’infanzia: quando possibile, si tende a mantenere il bambino nel proprio contesto di origine, prima familiare e poi nazionale. Il rafforzamento dei sistemi di tutela e delle soluzioni interne ai Paesi di origine ha quindi contribuito anche a ridurre il numero delle adozioni internazionali.

In Italia incidono poi i tempi lunghi dei percorsi, i costi elevati delle adozioni internazionali e la diminuzione delle coppie che presentano domanda, anche in relazione al maggiore ricorso alla procreazione medicalmente assistita. C’è però un altro elemento, meno visibile ma molto importante: la debolezza del sostegno nel post-adozione. Le famiglie possono trovarsi più sole proprio quando emergono bisogni complessi, e la percezione di questa solitudine può scoraggiare chi sta valutando di intraprendere il percorso. A questo si aggiunge una cultura dell’adozione ancora spesso distante dalla realtà, segnata da rappresentazioni idealizzate, stereotipi o scarsa conoscenza delle sue specificità: anche questo può contribuire a renderla meno riconoscibile e pensabile come possibile forma di genitorialità.

Come raccontare allora alle famiglie questa complessità?

Raccontare l’adozione significa evitare due estremi: idealizzarla oppure descriverla solo attraverso le difficoltà. Nel progetto FORTIES abbiamo scelto il collaborative filmmaking proprio per mettere in dialogo ricerca ed esperienza diretta, coinvolgendo i partecipanti anche nella costruzione del racconto. Il docufilm diventa così uno strumento per restituire la pluralità delle storie e aprire un confronto pubblico. Stiamo presentando il docufilm nelle realtà che hanno manifestato interesse e, ad esempio, il 26 settembre lo presenteremo al Teatro Lirico di Magenta, nell’incontro “Testimonianze dal mondo dell’adozione”, iniziativa promossa dall’Associazione Calicantus Famiglie Adottive APS e dall’Associazione M’aMa – Dalla Parte dei Bambini, in collaborazione con il Piano Sociale di Zona e la Città di Magenta.

Cosa occorre concretamente alle famiglie per fare scelte consapevoli e responsabili?

Una scelta consapevole non dipende soltanto dalla motivazione personale. Servono informazione, formazione, accompagnamento e reti di sostegno. Il percorso verso l’adozione è molto strutturato nella fase iniziale, mentre dopo l’arrivo del bambino le famiglie possono sperimentare maggiore solitudine. Per questo è importante pensare a un sostegno che continui nel tempo, coinvolgendo servizi, associazioni e reti tra pari e rendendo normale chiedere aiuto quando emergono bisogni o difficoltà.