Deviare dai percorsi conosciuti
di Franca Zuccoli, Mudib Museo Diffuso di Ateneo
Se in questi giorni vi trovate in Bicocca — per studio, lavoro o perché la abitate — l’invito è a deviare dai percorsi consueti, scendere alcuni gradini e raggiungere una delle piazzette ribassate che caratterizzano l’impianto gregottiano e visitare un’esposizione temporanea. Qui, nello spazio Academy di FrancoAngeli, vi si offre la possibilità di incrociare il vostro sguardo su Milano con quello di due pittori: Giampaolo Nuvolati e Francesco Peri, che molti di noi conoscono come docenti dell’Università di Milano-Bicocca.
L’allestimento non rivela subito l’autorialità delle opere: le didascalie non dichiarano immediatamente i nomi, e la visita diventa una sorpresa alla scoperta delle specificità stilistiche dell’uno e dell’altro pittore. Tra quadro e quadro emergono scorci di Milano — la Torre Velasca, i Navigli, la Bicocca, la Stazione Centrale, le cisterne dell’acqua come memoria industriale, corso di Porta Romana — dettagli che sollecitano memoria e confronto.
Nuvolati, recensito da Stefano Pizzi con riferimenti a Luzzati e Maccari, appare come un flâneur contemporaneo, capace di restituire un “taccuino” sospeso tra realtà e sogno. Peri, tra acquerelli e acrilici, lavora su punti di vista laterali e in movimento, dove luce e atmosfera si fanno protagoniste.
È significativo ricordare il loro ruolo in Ateneo: Nuvolati insegna Sociologia urbana ed esplora il territorio con passeggiate tematiche insieme agli studenti; Peri insegna chimica organica tra Italia e Francia, all’École Normale Supérieure di Lione. Versanti umanistici e scientifici si incontrano così in una visione emozionale della città, confermando l’attenzione crescente dell’Università verso l’arte come parte integrante del percorso di studenti, lavoratori e cittadini.
Giampaolo Nuvolati
La città come racconto visionario
La passione per la pittura nasce al liceo, con le lezioni del pittore piacentino Mauro Fornari, che gli insegna prima di tutto a guardare. Nel tempo frequenta artisti come William Xerra per comprendere il loro modo di posare lo sguardo sul mondo. Poi l’impegno nella ricerca sociologica prende il sopravvento. Da circa trent’anni, però, la pittura torna centrale.
«Dipingo storie, personaggi, oggetti, ma sullo sfondo c’è sempre la città.» Sociologo urbano, Nuvolati non perde mai di vista i luoghi della quotidianità. La sua è una pittura stravagante e onirica, che combina sacro e profano: angeli e tralicci, uomini a cavallo o figure con teste di cavallo accanto a vasi di fiori. Lavora su cartoncini 50x70, con acrilico e matita: «Forse disegno più che dipingere».
La città è lo spazio in cui il flâneur contemporaneo si perde e si ritrova. «In fondo siamo un po’ tutti dei flâneur: si parte da uno spunto, ma poi si arriva dove ci porta l’istinto.»
Francesco Peri
Attraversare Milano, tra luce e silenzio
Per Francesco Peri la città «non è uno sfondo, ma un organismo che respira». Non la osserva da lontano: la attraversa. È un’esperienza fisica prima ancora che visiva.
La sua Milano non è quella delle vedute monumentali, ma degli scorci laterali: Crocetta sotto una luce lattiginosa, Missori nel suo brulicare trattenuto, corso di Porta Vigentina quando l’aria sembra sospesa, la Stazione Centrale con i suoi binari che paiono non finire mai. «La monumentalità chiude. Lo scorcio laterale, invece, apre.»
Nelle sue opere lo sguardo si muove insieme ai corpi; la presenza umana è traccia, movimento, passaggio. Se nelle tele di Nuvolati si avverte una dimensione più narrativa, nelle sue prevale la sottrazione.
Ciò che desidera lasciare al visitatore è una risonanza: uno sguardo più attento alla luce su un marciapiede bagnato, al silenzio inatteso di una piazza, al ritmo dei ciclisti in un incrocio. «La pittura non serve a fermare il mondo, ma a renderlo più percepibile. Ogni volta Milano è un’altra».