Quando la città diventa casa: la fauna selvatica negli spazi verdi urbani - Bnews Quando la città diventa casa: la fauna selvatica negli spazi verdi urbani

Quando la città diventa casa: la fauna selvatica negli spazi verdi urbani

Quando la città diventa casa: la fauna selvatica negli spazi verdi urbani
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Olivia Dondina, ricercatrice del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra, affiliata al National Biodiversity Future Center (NBFC), racconta che cosa ci dicono i piccoli mammiferi sulla qualità del verde nelle nostre città.

Che cos'è il National Biodiversity Future Center e di che cosa si occupa?
È il primo centro nazionale interamente dedicato alla biodiversità in tutti i contesti: terrestre, marino e urbano. È nato grazie ad un finanziamento del MUR attraverso i fondi dell’Unione Europea - NextGenerationEU e la direzione scientifica è affidata a Bicocca, al professor Massimo Labra. È stato molto utile perché ha messo insieme un numero notevole di gruppi di ricerca, università e centri di studio, creando collaborazioni preziose. Io mi sono occupata della biodiversità in città, in stretto rapporto con il CNR IRET di Firenze.

Perché studiare la natura in ambiente urbano?
Le aree urbanizzate coprono già gran parte del territorio e lo faranno sempre di più: per conservare la biodiversità su larga scala non possiamo più ignorare le città. Del resto, creare habitat funzionali per la fauna fa bene anche a chi ci vive. Con estati sempre più calde e siccitose, il verde diffuso, anche in piccoli spazi, riduce le temperature e trattiene l'umidità.

Perché vi siete concentrati sui piccoli mammiferi?
Sono i mammiferi sotto il chilogrammo di peso e sono ottimi indicatori: si adattano bene e sopravvivono in città con popolazioni vitali, hanno cicli vitali rapidi, quindi reagiscono in fretta ai cambiamenti dell'habitat. Dalle specie che troviamo possiamo capire se un'area verde è solo gradevole alla vista o se è davvero un habitat funzionale. Abbiamo studiato anche pipistrelli e uccelli, confrontando i dati di Milano, Firenze e Roma, quindi lungo un gradiente che andava in ampiezza sia in latitudine sia dalla periferia delle grandi città verso il centro.

E i grandi mammiferi, come il lupo avvistato lungo il Naviglio dell’anno scorso?
Sono presenze occasionali: parliamo di lupi giovani in dispersione che lasciano il branco e attraversano il territorio, a volte anche le periferie delle grandi città. Noi cerchiamo invece specie con popolazioni stabili.

Qual è stata la scoperta più sorprendente?
Il moscardino, un piccolo roditore arboricolo della famiglia dei ghiri, è una specie strettamente protetta in Italia e in Europa e molto sensibile all’alterazione e alla frammentazione dei boschi. Lo abbiamo trovato al Parco Nord di Milano, in una pianura Padana dove si è estinto quasi ovunque. Non ce lo aspettavamo, ed è un ottimo segnale: con una buona pianificazione e gestione del verde, anche specie molto esigenti possono tornare nelle aree urbane.

Esemplare di moscardino
Esemplare di moscardino

Il moscardino è "utile" per noi?
Non direttamente, ma è una preda importante per i rapaci notturni e quindi un tassello della rete alimentare. Altre specie, come topi selvatici e arvicole, scavano gallerie che arieggiano il suolo e favoriscono la circolazione dei nutrienti, rendendolo più fertile.

Il numero di specie cala man mano che ci si avvicina al centro città?
Ci aspettavamo di sì, invece no: a Milano, per tutti e tre i gruppi studiati, a fare la differenza sono le condizioni locali. Il Parco Nord, in area periferica ma immerso nel tessuto urbano, ha beneficiato di cinquant'anni di ripristino ambientale e di milioni di alberi piantati, e ospita una comunità ricca e diversificata.

Quali sono i rischi delle specie aliene?
Scoiattoli grigi, tartarughe acquatiche e pappagalli arrivano soprattutto dall'America e dall'Asia, spesso come animali da compagnia poi liberati. Lo scoiattolo grigio sta soppiantando quello rosso europeo grazie a una maggiore capacità di sfruttare le risorse; i parrocchetti competono per le cavità degli alberi con picchi e pipistrelli nativi. In un mondo globalizzato, questi squilibri dipendono dall'uomo.

Che cosa possiamo auspicare per il futuro?
Agire sulla qualità interna di ogni area verde, grande o piccola, perché anche un giardino scolastico fa parte di una rete e può servire da tappa per gli animali che si spostano. Servono corridoi ecologici che colleghino i parchi cittadini fra loro e con le aree naturali in periferia. Le azioni dei cittadini contano, ma occorre che i dati della ricerca vengano recepiti da chi pianifica il territorio.