Letizia Malnati e la matematica come chiave per leggere il mondo - Bnews Letizia Malnati e la matematica come chiave per leggere il mondo

Letizia Malnati e la matematica come chiave per leggere il mondo

Letizia Malnati e la matematica come chiave per leggere il mondo
ll momento della premiazione della dott.ssa Letizia Malnati

Se dovessimo definire il nostro rapporto con lo studio della matematica, molti di noi concorderebbero nel parlarne come di “una relazione complicata”. Di lei, infatti, si sottolineano le difficoltà e i conseguenti problemi di comprensione. Ma se invece la materia si rendesse più attraente e coinvolgente, attraverso nuovi strumenti didattici? Questa è stata la sfida della tesi di laurea in Scienze della formazione primaria di Letizia Malnati, vincitrice della XIV edizione del “Concorso Fabbricando - Scuole in azienda” per la sezione Università.

Il premio è un’iniziativa del Gruppo Danieli Spa per promuovere la “cultura del saper fare”, in particolare verso le materie STEAM: il concorso prevede il coinvolgimento dei diversi ordini di scuola (primaria, secondaria di primo e secondo grado, le ITS Academy e le università).

Letizia, la prima parte del titolo della tua tesi è già una dichiarazione d’intenti: “Promuovere atteggiamenti positivi verso la matematica”. Da cosa nasce l’idea di trattare proprio questo tema?

Io sono un’amante della matematica e come tutti gli studenti di Scienze della formazione, avevo studiato Didattica della matematica. Al momento della scelta dell’argomento della tesi ho pensato proprio a come “riabilitare” questa materia, attraverso la didattica. Mi sono laureata infatti con la professoressa Marina Cazzola (ora afferente al Dipartimento di Matematica e applicazioni) che all’epoca teneva i corsi per noi futuri insegnanti, già consapevole dell’immagine negativa che hanno molti di questa materia.

Cosa hai proposto in concreto nella tua tesi per superare questo scoglio?

Nella mia tesi ho anzitutto illustrato la situazione di contesto che racconta in effetti un atteggiamento negativo abbastanza diffuso verso la matematica. Per esempio, riporto quanto mi ha detto un bambino della scuola primaria: “Cara signora matematica, non voglio mai più vederti! Addio, e buona notte”. Questa è una piccola testimonianza di come - purtroppo, aggiungo! - già dalla scuola primaria si possa sviluppare questo “sentimento avverso”. Da insegnante, ho pensato che anche il metodo di insegnamento di questa materia poteva essere messo in discussione: così ho pensato a una metodologia didattica che scardinasse questo circolo vizioso.

Mi sono ispirata a una metodologia già esistente, il “Problem Based Learning” (PBL), molto utilizzata in Canada per gli studi di medicina, che si fonda su un approccio centrato sugli alunni (o studenti) e sul problema.

Gli studenti, dopo la presentazione di un problema, vengono suddivisi in piccoli gruppi, guidati da un tutor. Dopo un’analisi del problema, ognuno studia e ricerca autonomamente. Quindi, ogni gruppo si riunisce per confrontare i dati e risultati raccolti e infine riflettere per arrivare a una soluzione comune.

Quali vantaggi può dare questo metodo didattico rispetto, per esempio, ad un metodo più nozionistico?

Senza dubbio, il PBL è prima di tutto un metodo che coinvolge in prima persona gli studenti, rendendoli partecipi e attivi, facendoli collaborare tra di loro. Questo significa molto: vuol dire aiutare a sviluppare quelle “competenze trasversali” di ragionamento che sono sempre più fondamentali.

Il metodo è piacevole e attraente perchè le nozioni teoriche vengono subito collegate a un uso concreto e pratico. Inoltre, il doversi confrontare con gli altri per arrivare alla soluzione, sviluppa le capacità relazionali e di collaborazione.

Un “esempio matematico” di questo metodo?

Prendiamo la nozione di “area di una forma geometrica”. Di solito, si spiega la definizione, come si calcola e quindi si applica la formula agli esercizi. Il PLB è invece un approccio al contrario, induttivo: io insegnante, divido la classe in gruppi, dò loro un problema che affronta quel tema in termini reali (es. Queste sono le piantine di alcune stanze che si vogliono piastrellare. Quante piastrelle quadrate occorrerebbero per ricoprire tutta la superficie di ciascuna delle stanze?). I gruppi devono così trovare una soluzione a questo problema collaborando tra loro e confrontando le varie strategie. Dopodichè tutti insieme, ogni gruppo spiega come ha provato a risolvere questo problema, quindi si riporta alla nozione matematica di area.

Qual è stato il riscontro dei bambini a cui hai proposto il metodo durante la tesi?

Molto positivo e ho potuto quantificarlo: all’inizio del progetto, avevo proposto ai bambini (della Scuola primaria di Crugnola, Varese) un sondaggio per misurare il loro atteggiamento verso la matematica. Al termine della sperimentazione didattica l’ho riproposto. Il risultato è stato molto incoraggiante: la percentuale di bambini che esprimeva un atteggiamento positivo era passata dal 12 al 48%!

La dott.ssa Malnati il giorno della premiazione
La dott.ssa Malnati il giorno della premiazione

Dopo la vittoria del concorso, cosa vorresti?

Mi piacerebbe moltissimo poter mettere in pratica tutto ciò che ho appreso durante la mia formazione e che ho avuto l'opportunità di sperimentare in questo percorso didattico, portandolo anche in nuove classi. Il mio obiettivo è contribuire a far nascere nei bambini curiosità e passione per la matematica, superando una visione nozionistica e mnemonica. Vorrei accompagnarli alla scoperta del suo straordinario valore, mostrando come la matematica non sia soltanto un insieme di regole e procedure, ma uno strumento per sviluppare competenze fondamentali per comprendere e interpretare il mondo.