L’esperienza di Andrea Bernardinello, da laureato magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, a coordinatore del Day Hospital oncologico dell’IRCCS Fondazione San Gerardo dei Tintori - Bnews L’esperienza di Andrea Bernardinello, da laureato magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, a coordinatore del Day Hospital oncologico dell’IRCCS Fondazione San Gerardo dei Tintori

L’esperienza di Andrea Bernardinello, da laureato magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, a coordinatore del Day Hospital oncologico dell’IRCCS Fondazione San Gerardo dei Tintori

L’esperienza di Andrea Bernardinello, da laureato magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, a coordinatore del Day Hospital oncologico dell’IRCCS Fondazione San Gerardo dei Tintori
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Dal percorso magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche del nostro ateneo all’assunzione di un ruolo di coordinamento in uno snodo cruciale dell’assistenza oncologica: l’esperienza di Andrea Bernardinello offre l’occasione per ragionare su competenze avanzate, organizzazione dei percorsi e su come la qualità delle cure venga vissuta e riconosciuta da pazienti e familiari.

Andrea Bernardiniello

Dott. Bernardinello, cosa guida oggi il suo lavoro?

Coordinare oggi un Day Hospital oncologico significa esercitare un ruolo con una marcata valenza organizzativa e gestionale. Nel tempo la figura del coordinatore si è evoluta: da un ruolo fortemente centrato sugli aspetti clinico-assistenziali e amministrativi, a una posizione che integra sempre più competenze di governo dei processi, gestione delle risorse e orientamento agli obiettivi. Si tratta di un’evoluzione che amplia e valorizza le responsabilità, in continuità con le competenze e l’esperienza maturate nel tempo.

In concreto, si lavora per obiettivi, in stretta sinergia con la Direzione Aziendale delle Professioni Sanitarie e Sociali. Quest’ultima partecipa attivamente alla definizione e alla stesura degli obiettivi a livello aziendale favorendo un allineamento costante tra programmazione strategica e organizzazione assistenziale.

In questo percorso, il ruolo della Direzione infermieristica è centrale: rappresenta un punto di riferimento fondamentale per orientare le scelte organizzative, valorizzare le competenze professionali e garantire coerenza tra obiettivi, risorse e qualità dell’assistenza.

Coordinare, nel quotidiano, vuol dire far funzionare un sistema complesso: garantire qualità, sicurezza, continuità, sostenibilità.

L’attività del Day Hospital è caratterizzata da un elevato volume di prestazioni ambulatoriali complesse: il mio obiettivo è rendere il flusso delle attività il più fluido possibile, assicurare che ogni persona riceva un’assistenza di qualità, senza sprechi e senza ritardi.

Nell'ambito oncologico, la parola “qualità” è centrale ma spesso difficile da misurare. Che cos’è, per lei, la qualità percepita delle cure al paziente e da quali elementi nasce?

In un Day Hospital oncologico la qualità non è solo un concetto “astratto”: si traduce in esiti misurabili e in una relazione di cura che deve reggere la complessità del percorso. Oggi è sempre più fondamentale ragionare in termini di équipe, non più con un unico professionista “al centro”, ma con un sistema integrato in cui tutti i professionisti sanitari lavorano insieme per una presa in carico completa.

Se guardiamo agli esiti è da perseguire e monitorare da un lato la sicurezza terapeutica, dall’altro la capacità di migliorare aspetti decisivi per la vita quotidiana del paziente, come self-care, qualità di vita e aderenza terapeutica.

La qualità percepita nasce da elementi molto concreti: chiarezza del percorso, tempi sostenibili, continuità assistenziale, capacità di gestire problemi e sintomi. E, soprattutto, per la persona assistita di essere presa in carico, non soltanto ricevere un trattamento farmacologico.

Dalla letteratura emerge come una figura chiave per garantire una reale presa in carico della persona assistita sia il Case Manager infermieristico, eventualmente anche con l’adozione di modelli organizzativi dell’assistenza orientati alla continuità e alla personalizzazione delle cure, come il Primary Nursing.

Nel nostro Day Hospital questi modelli non sono stati finora strutturati in modo formale, ma la direzione intrapresa è coerente con tali evidenze: da quest’anno avviamo un percorso di educazione sanitaria dedicato alle persone che iniziano nuove terapie oncologiche. L’obiettivo generale del progetto è quello di garantire la partecipazione attiva della persona con patologia oncologica e del caregiver nel processo di cura, per potenziare l’aderenza terapeutica, migliorare la gestione degli effetti collaterali e la qualità di vita.

Ricopro questo ruolo da un anno e mezzo: si tratta di obiettivi di medio periodo, che richiedono una progettualità progressiva e una costruzione graduale, con un orizzonte di sviluppo nei prossimi anni.

Quali competenze acquisite con la formazione avanzata di Bicocca le sono risultate più determinanti in questo suo percorso?

Ho scelto la laurea magistrale in Bicocca non subito dopo la triennale, ma dopo 4 anni di lavoro. Una cosa che ho davvero apprezzato è che quasi tutti i corsi combinavano la teoria con la stesura di un elaborato scritto: non si trattava solo di apprendere concetti teorici, ma anche di realizzare un progetto legato all’argomento trattato. È un metodo che ti incoraggia a metterti in gioco concretamente e a rielaborare ciò che hai imparato.

In generale la magistrale affronta tre grandi filoni: organizzazione, formazione e ricerca. Io ho iniziato con un interesse soprattutto didattico-formativo: oggi infatti insegno come docente a contratto. Ma la magistrale mi ha dato anche strumenti fondamentali per capire il mondo organizzativo: lavorare per obiettivi, misurare e realizzare progetti.

E poi c’è l’ambito della ricerca: la magistrale ti abitua a un confronto continuo con la letteratura internazionale. L’evidence non è un concetto teorico: è ciò che ti permette di prendere decisioni operative migliori, anche nelle scelte assistenziali e organizzative.

Che consiglio darebbe a chi vuole iscriversi alla magistrale? Che risorse personali servono?

Il primo consiglio che mi sento di dare è questo: non abbiate timore di intraprendere il percorso di laurea magistrale, anche se al momento non pensate di orientarvi verso ruoli organizzativi, didattici o di ricerca. È un’opportunità preziosa per approfondire la propria identità professionale, sviluppare una visione più ampia e critica dell’assistenza e diventare protagonisti consapevoli dell’evoluzione della nostra professione. Inoltre, scegliere di intraprendere questo percorso dopo aver maturato un po’ di esperienza sul campo consente di valorizzare ancora di più la laurea magistrale: ciò che si studia può trovare più facilmente riscontro nella realtà professionale, rendendo l’apprendimento più consapevole, concreto e significativo.

Tra le risorse personali più importanti ci sono la curiosità e la disponibilità a mettersi in discussione: affrontare seriamente la magistrale significa infatti cambiare il modo di osservare e interpretare il proprio lavoro, acquisendo nuove prospettive e strumenti di analisi.

Uno sguardo al futuro: cosa la sta sorprendendo del suo ruolo e in che direzione si sta muovendo?

Sto scoprendo quanto la gestione attenta dell’organizzazione e la cura delle risorse umane sia cruciale. Un’organizzazione che mette i professionisti nelle condizioni di lavorare al meglio non solo migliora i risultati per le persone assistite, ma influisce positivamente sul benessere psico-fisico del team. Favorire questo benessere consente ai membri dello staff di tornare a casa più soddisfatti, un elemento che a sua volta si riflette sulla qualità delle cure erogate.

Nell’anno appena concluso, abbiamo condotto un’analisi approfondita di attività e processi basata sul modello della Lean Organization, anche con il supporto di consulenti esterni. Questo percorso sta portando a una messa in discussione molto stimolante di processi, ruoli e attività, trasformando il lavoro quotidiano in un’occasione di crescita professionale e umana.

Anche sul fronte digitale stiamo facendo passi significativi: nell’anno appena concluso abbiamo introdotto un sistema informatizzato per la prescrizione e la somministrazione dei chemioterapici, e a breve sarà implementata anche la cartella clinica ambulatoriale informatizzata. L’innovazione digitale rappresenta un elemento strategico nell’organizzazione sanitaria, ma va concepita come supporto all’assistenza e non come fine a sé stessa: informatizzare i processi significa potenziare la sicurezza del paziente e favorire una presa in carico globale, personalizzata e continuativa dell’assistito.