Il tempo del lavoro, il lavoro nel tempo - Bnews Il tempo del lavoro, il lavoro nel tempo

Il tempo del lavoro, il lavoro nel tempo

Il tempo del lavoro, il lavoro nel tempo
Lunch atop a Skyscraper

Oggi si lavora molto, spesso troppo, e sembra che poco alla volta scolorisca il confine tra il tempo dedicato al lavoro e il tempo in cui siamo effettivamente liberi. L’idea stessa di lavoro, le modalità e i ritmi con cui lo svolgiamo, hanno così permeato il modo di pensare che si è modificata di conseguenza anche la percezione sociale del tempo. Il negotium, il tempo che i latini contrapponevano all’otium, non è però un fattore storicamente invariante. Il dottor Fiore Melacrinis, assegnista di ricerca in Storia economica nel nostro ateneo, ha dedicato al tema una ricerca approfondita e ci conduce in un excursus che attraversa le diverse epoche storiche.

Com’è cambiato nella storia il tempo dedicato al lavoro?

La parte che mi ha interessato di più della ricerca è quella dedicata alla società di cacciatori e raccoglitori, che è il modus vivendi che ha caratterizzato la porzione più lunga della nostra storia sul pianeta: contrariamente a quanto si potrebbe pensare di queste società, spesso idealizzate o fraintese, le comunità umane dedicavano relativamente poco tempo alle attività necessarie alla sopravvivenza: il lavoro occupava una parte limitata della giornata, era intermittente, adattato ai ritmi naturali e integrato con attività sociali, rituali e ludiche. In altre parole, gli esseri umani, pur vivendo in condizioni materiali precarie, godevano di una relativa abbondanza di tempo libero.

Con la rivoluzione agricola, caratterizzata dalla stanzialità e dalle prime forme di divisione del lavoro, si verificano poco alla volta le condizioni per il prodursi di eccedenze alimentari. Qualcuno comincia a dedicarsi ad attività artigianali, nascono élite politico-religiose che progressivamente assumono il controllo dei tempi di lavoro, dettandone i ritmi tramite calendari che delimitano festività religiose e periodi dediti al lavoro.

Sarà l’Impero romano, con Augusto in particolare, a cercare di coordinare il tempo in una vasta regione politica, con la riforma del calendario e la diffusione delle meridiane, ma i limiti tecnici impediscono di arrivare ad una vera e propria standardizzazione come la conosciamo oggi: le ore romane variavano a seconda delle stagioni e delle latitudini.

Un progresso significativo viene fatto dai monaci, in particolare i cistercensi, che per dividere la giornata tra ore di preghiera e di lavoro cominciano a impostare ore di sessanta minuti. Quelli che usavano però erano qualcosa che assomigliava più ai nostri timer che a orologi veri e propri: clessidre o candele con tacche. Il tempo era scandito dal rintocco della campana, da cui il termine inglese clock, che in origine significava proprio 'campana'

Dal tempo scandito dal suono della campana che ha accompagnato le società a prevalente vocazione agricola si arriva al tempo della rivoluzione industriale...

In Occidente la rivoluzione industriale è preceduta da una rivoluzione industriosa a cavallo tra Seicento e Settecento. Gradualmente aumentano e si diversificano i consumi e aumenta anche la parte della giornata dedicata al lavoro; una gamma di piccole innovazioni tecniche prepara la grande meccanizzazione del secolo successivo. L’orologio, da un lato, e il lavoro salariato, dall’altro, producono un disciplinamento temporale in cui il tempo di lavoro viene progressivamente separato dalle altre attività e reso una variabile autonoma, misurabile e scambiabile. Sorge una concezione diversa del tempo della nostra vita: il tempo diventa denaro: ogni ora ha un valore economico preciso. Questo processo non è solo economico, ma anche culturale e psicologico. Gli individui interiorizzano la disciplina del tempo: imparano a organizzare la propria giornata secondo schemi imposti dall’esterno e a percepire l’inattività come una perdita.

Il tempo di lavoro è una lente che ci aiuta a leggere la società?

Credo di sì: il tempo di lavoro non è un dato naturale o immutabile, è una costruzione storica modellata da rapporti economici, da strutture sociali e innovazioni tecnologiche. Il modo in cui una società organizza il tempo rivela molto delle sue gerarchie, delle sue forme di potere e anche della sua concezione di libertà, ovvero di tempo libero. Per esempio, oggi tendiamo a produrre valore per altri anche nel nostro tempo libero, se pensiamo ai dati che generiamo con le nostre attività digitali. Il confine tra tempo di lavoro e tempo libero diventa sempre più sfumato, spesso possiamo lavorare in qualunque luogo e momento della giornata.

Non tutti però sperimentano lo stesso tempo di lavoro: alcune categorie godono di maggiore autonomia e flessibilità, altre sono soggette a forme più rigide o anche invasive di controllo. Poi c’è il problema del lavoro domestico e di cura, che è ancora a carico soprattutto delle donne: una grandissima parte del lavoro sociale non viene contabilizzata e riconosciuta in termini economici, pur avendo un ruolo fondamentale. In altre parole, si generano le possibilità per nuove disuguaglianze e più sottili e pervasive forme di produzione del valore economico e di controllo.