Dalla memoria all’innovazione: quando le storie diventano sviluppo locale - Bnews Dalla memoria all’innovazione: quando le storie diventano sviluppo locale

Dalla memoria all’innovazione: quando le storie diventano sviluppo locale

Dalla memoria all’innovazione: quando le storie diventano sviluppo locale
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Il progetto europeo HIGHRES trasforma narrazioni e saperi tradizionali in strumenti concreti per comunità rurali, musei ed ecomusei. Helping Intangible Heritage Resilience through Storytelling – HIGHRES – è un progetto europeo che mira a dotare le comunità rurali delle competenze necessarie per comprendere, conservare, trasmettere e promuovere il proprio patrimonio culturale immateriale, attraverso la narrazione digitale.
Ne parliamo con Nunzia Borrelli, professoressa di Sociologia dell’ambiente e del territorio dell’Università Bicocca.

Il progetto HIGHRES nasce dopo altre esperienze di ricerca sui musei e sugli ecomusei. In che modo questo percorso vi ha portato a concentrarvi sullo storytelling digitale?

HIGHRES è l'evoluzione naturale di un lavoro iniziato con un precedente Erasmus+, Eco Heritage, dedicato al ruolo di musei ed ecomusei nella valorizzazione territoriale. In quel progetto ci siamo accorti che, oltre alle istituzioni, era centrale capire le metodologie con cui lavorano nei territori. Da lì è emersa l’importanza delle narrazioni: non solo racconti, ma strumenti capaci di generare nuove idee e pratiche.
Abbiamo quindi deciso di spostare l’attenzione dall’istituzione al metodo, concentrandoci sui territori fragili, spesso rurali. Lo storytelling — soprattutto digitale — permette di mantenere viva la memoria e trasformarla in progettualità: ricordare ciò che si è diventa il punto di partenza per innovare.

Nel progetto la narrazione non è solo comunicazione ma attivazione sociale. Quali problemi dei territori rurali può aiutare ad affrontare concretamente?

Il rischio principale è la dispersione dei saperi e delle identità locali. Quando una comunità perde memoria delle proprie pratiche e tradizioni, perde anche la capacità di progettare il futuro. Lo storytelling aiuta a consolidare la relazione tra territorio e comunità e diventa così un modo per costruire nuove azioni, anche innovative.

Attraverso il racconto condiviso si attivano cambiamenti culturali e comportamentali: si lavora sul dialogo, sulle relazioni e sulla partecipazione. È fondamentale perché i cambiamenti richiesti oggi — sostenibilità, sicurezza alimentare, biodiversità — non si impongono solo con le norme, ma anche passando dalla cultura delle persone. Esperienze concrete dimostrano che raccontare produzioni agricole e tradizioni può portare persino a modificare le pratiche alimentari locali e valorizzare forme di agricoltura rigenerativa, con effetti reali sulle comunità.

HIGHRES offre moduli formativi, buone pratiche e una piattaforma aperta. Come funzionano questi strumenti per chi lavora sul territorio?

Il progetto segue la struttura tipica degli Erasmus+: prima una fase di ricerca per capire cosa già esiste, poi la costruzione di strumenti di apprendimento continuo.
Abbiamo creato materiali utilizzabili da chi opera nei territori — musei, ecomusei, cooperative, associazioni — per imparare a identificare il patrimonio culturale, coinvolgere la comunità e costruire narrazioni digitali. I moduli guidano passo dopo passo: dalla scelta della storia allo storyboard fino alla realizzazione del racconto digitale. La piattaforma è aperta e fruibile da chiunque: prima si osservano le buone pratiche, poi si applica il metodo. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per trasformare il racconto in progettazione territoriale.

Quale eredità lascia il progetto e come si collega alle ricerche future?

HIGHRES è parte di un percorso continuo: dopo Eco Heritage arriva ECOACT e altri progetti sul rapporto tra narrazione, musei e comunità. L’idea è quindi proseguire sul tema delle narrazioni come strumento di innovazione sociale.
Il risultato più importante non sono solo materiali o competenze, ma un cambio di prospettiva: la narrazione non è un elemento accessorio, bensì un mezzo per costruire relazioni, attivare pratiche e rendere possibile il cambiamento nei territori. In questo senso il progetto lascia un metodo replicabile: partire dalla memoria locale per generare futuro.